A favore del vincolo di mandato

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Cosa ne pensa dei tanti parlamentari (170) che hanno cambiato schieramento politico negli ultimi 2 anni? «Lei ignora negligentemente l’esistenza della mancanza del vincolo di mandato. Quindi domanda imprudentemente ed infantilmente posta». Vorremmo partire da un ritaglio dell’intervista (poi non pubblicata) che chi scrive ha fatto ad Antonio Razzi (senatore ex Idv poi passato dalla parte di Berlusconi nel 2010 e lì rimasto) alcuni mesi fa.
Abbiamo scelto questo incipit perché oggi intendiamo parlare del vincolo di mandato e a tal proposito ci affidiamo subito ad un’altra citazione molto più autorevole della precedente: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Articolo 67 della Costituzione italiana. Ma è davvero necessaria l’assenza del vincolo di mandato in una democrazia? In una democrazia vera possiamo anche essere d’accordo, in Italia no, almeno dal 2005. L’esercizio delle proprie funzioni senza dover rendere conto a nessuno (nemmeno al partito di appartenenza) è un diritto sacrosanto di ogni politico; ma da 10 anni, grazie al
porcellum firmato Calderoli, noi votiamo non i singoli individui bensì il partito. Cosa vuol dire? Che non abbiamo più la facoltà di decidere chi siederà in parlamento: possiamo solo influenzare il numero di parlamentari assegnati ad ogni forza politica. Quindi non possiamo più votare Tizio perché ci fidiamo di lui e sappiamo che, qualunque cosa faccia il partito Sempronio a cui appartiene, Tizio si comporterà sempre in modo onesto lavorando per la collettività. Dobbiamo invece affidarci unicamente ai programmi elettorali delle forze politiche: se votiamo il partito Caio è perché il leader promette qualcosa che ci interessa: indipendentemente da chi voterà a favore di quei provvedimenti, noi sappiamo che ci saranno x parlamentari che lo faranno. E cambiare le carte in tavola approfittando dell’assenza del vincolo di mandato è un comportamento contrario a questo principio. Questo riguarda – in parte – anche l’italicum secondo il quale solo una parte degli eletti sarà decisa dagli elettori, quindi stiamo facendo un discorso ancora attuale, su cui qualcuno dovrebbe davvero riflettere.