Pubblichiamo un estratto dall’introduzione di Ritrarre l’osceno, il nuovo libro di Tito Borsa, responsabile del gruppo WatchDogs e fondatore de La Voce che Stecca. Il libro è edito da Youcanprint, costa 16,90 euro ed è disponibile in tutti gli store online.


A partire da novembre 2021 mi sono preso un impegno piuttosto gravoso. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, pubblico su tutti i miei social un articolo. I temi toccati possono essere vari, dall’attualità alla politica, dalla fotografia alla società. Basta trovare qualcosa di nuovo da dire ogni giorno.

Detta così sembra semplice, ma in verità ho avuto più di qualche difficoltà. Anche perché i box che utilizzo per condividere questi articoli hanno una grandezza più o meno fissa, quindi devo per forza scrivere un pezzo che li riempia senza sforare. 

Dopo alcuni mesi di questo complicato esercizio, e dopo aver avuto la conferma che comunque c’è gente disposta a leggere le mie squinternate riflessioni, mi sono accorto che molti temi che in quegli articoli toccavo solo marginalmente meritavano un approfondimento ulteriore. 

Da questa necessità di approfondimento ha avuto origine il libro che avete in mano.  Non ho l’ambizione di parlare in modo organico della fotografia di nudo, non sono la persona adatta per farlo. Vorrei condividere con voi alcune riflessioni che provengono da qualche lettura, dallo studio di testi (anche filosofici o comunque non riguardanti la fotografia nello specifico) e dalla mia esperienza personale che non sarà gigantesca ma che mi ha permesso di incontrare un po’ di persone e di confrontarmi con loro. 

Quello che è evidente a chiunque entri in contatto con la fotografia di nudo è che mancano dei testi che analizzino teoreticamente l’argomento. Non ho la pretesa di supplire a ciò con questo libro, però mi piacerebbe dare il mio piccolo contributo affinché il nudo, implicito o erotico, diventi oggetto di discussione e di confronto. Discussione e confronto che oggi sembrano arenati su frasi fatte: ce ne vuole di faccia tosta per posare nudi, come fai a rimanere professionale durante uno shooting erotico?, quella foto è troppo esplicita e così via. Ciò che troverete in questo libro intende andare oltre le chiacchiere da bar per affrontare la tematica del nudo in fotografia con serietà, cercando di indagare sull’artisticità del nudo, sull’efficacia di questo genere fotografico e su altre questioni, tutt’altro che scontate, con cui ho dovuto confrontarmi in questi anni. 

Il titolo, Ritrarre l’osceno, deriva proprio dalla concezione socialmente diffusa sul nudo, che viene considerato osceno. Di questa parola è diffusa un’etimologia probabilmente errata ma che ci può servire per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Questa etimologia, tanto diffusa quanto incerta, vorrebbe che osceno derivasse da fuori dalla scena, da tenere nascosto. 

La nudità, specialmente quella erotica, è considerata oscena e deve rimanere rigorosamente all’interno della sfera privata delle persone. La fotografia di nudo rende tutto ciò «pubblico» e questo crea già di per sé dei problemi. Decidendo di scattare questo genere di foto, ho deciso di rendere pubblico quello che viene socialmente considerato osceno, quando invece – come vedremo in questo libro – può essere una forma d’arte, può essere espressione di chi posa o di chi scatta e comunque è un mezzo al pari di tutti gli altri, non qualcosa che per sua natura dev’essere tenuto nascosto. 

Se è vero che ogni fotografia è costruita a tavolino, a partire da scelte arbitrarie come la posa, l’inquadratura e le luci, è anche vero che sta a noi scegliere quanto realistica vogliamo che sia la finzione che stiamo costruendo. 

Scattare foto di nudo significa innanzitutto sfidare una società che ritiene sbagliato quello che stai facendo. Nel 2022 sarebbe anche ora di lasciar morire la moralità collettiva per porre al suo posto l’eticità individuale. 

Di La Voce che Stecca

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