Gli Usa possono dare lezioni a Pyongyang?

Per Pyongyang gli Stati Uniti d’America hanno di fatto dichiarato guerra alla Corea del Nord, almeno secondo le dichiarazioni di Han Song Ryol, direttore generale per quanto riguarda la diplomazia con gli Usa. Quanto ci sia di davvero temibile in queste parole, o quanto esse non rappresentino soltanto dichiarazioni di facciata, non è dato sapere, anche se la Dpr si è dimostrata in passato più che pronta a dar seguito, anche in modo estremo, alle proprie esternazioni, come può ricordare il bombardamento dell’isolotto di Yeonpyeong nel 2010, situato sul confine marittino con la cugina del Sud.

kimjongun


Queste ultime reazioni sono dovute principalmente a tre fattori. In primo luogo, alla decisione da parte di Washington di applicare sanzioni direttamente contro il leader Kim Jong-un e contro altre personalità ed enti di spicco della Dpr per violazione dei diritti umani. Secondo, Pyongyang considera un affronto le continue partecipazioni degli Stati Uniti a esercitazioni congiunte con Seul al confine tra le due Coree, l’ultima delle quali ha coinvolto circa 300mila soldati sudcoreani e 15mila statunitensi, la più grande di sempre, col coinvolgimento anche di bombardieri e sottomarini capaci di portare armi nucleari. Infine, a favorire le tensioni ha contribuito anche l’annuncio del possibile dispiegamento del sistema anti-missilistico Thaad in Corea del Sud, mossa che ha fatto innervosire anche Mosca e il governo cinese, per il quale, inoltre, l’esistenza della Corea del Nord è di fondamentale importanza strategica. Fondamentalmente per queste tre ragioni il governo nordcoreano ha mostrato gli ulteriori segni di aggressività citati e ora sembra sempre più un problema reale agli occhi di Washington che, dopo essersi limitata per anni ad avvallare passivamente la politica di Seul, si sente ora seriamente minacciata tanto da cambiare il piano di attacco se le cose dovessero precipitare in chiave più offensiva, data la possibilità di possesso di ordigni nucleari da parte di Pyongyang.
La parte più interessante della questione è però l’immagine che, da tali contesti, va a delinearsi per i vari attori in campo. In questo senso non possono essere tralasciate le dichiarazioni dello stesso Hang, il quale afferma che «abbiamo (la Dpr, ndr) diritto a un deterrente nucleare e non saremo vittima del bullismo internazionale che continua a elevarci sanzioni. Abbiamo sviluppato un arsenale nucleare perché costretti in una strategia di auto-difesa dall’aggressione statunitense»; e poi «È la politica ostile degli Stati Uniti ad aver isolato la Corea del Nord»; e infine «Risolveremo la crisi in un modo o nell’altro: pacificamente con il dialogo o con le armi nucleari se dobbiamo. Dipende tutto dagli Stati Uniti». Hang accusa infine gli Usa di non avere nessuna superiorità etica tale da impartire lezioni, in quanto essi sono stati i primi a sviluppare e usare armi nucleari. La domanda dalla risposta forse meno scontata non può che essere, infatti: quanto una nazione che, nella sua Storia, ha appoggiato colpi di Stato, rovesciato al bisogno alleanze, attaccato Stati con motivazioni mai provate, avuto problemi gravissimi in fatto di diritti umani e in cui un candidato apertamente razzista ha grosse speranze di vincere la presidenza ergersi a guida morale mondiale e non dovrebbe essere esso stesso considerato parte integrante del problema (di cui la Corea del Nord fa a sua volte certamente parte)?