L’inutilità di manifestare

«Le barricate in piazza
le fai per conto della borghesia
che crea falsi miti di progresso»
Up patriots to arms, Franco Battiato

C_2_foto_16058_imageNon sono mai stato un tipo da manifestazione: all’inizio del liceo, quando ogni occasione è buona per passare una giornata a cazzeggiare per le strade del centro, ho frequentato i cortei studenteschi. Negli anni successivi ho scioperato per mostrare la mia contrarietà ad alcuni provvedimenti sulla scuola (primo fra tutti quello che nel 2012 ha coinvolto il ministro del governo Monti Francesco Profumo) senza partecipare però alle manifestazioni, sempre più spesso fatte solo di slogan ripetuti da persone che non li capivano. L’ultima volta che è stato possibile vedermi in una situazione come quelle qui descritte, è stato a metà novembre dell’anno scorso: in quel caso però dovevo scriverci un articolo per il Corriere del Veneto quindi, con buona pace dei complottisti, posso dire con sincerità che non conta.
Gli scioperi servono, le manifestazioni no. Su quest’ultima affermazione non ho dubbi, sulla prima parecchi, soprattutto vista la enorme quantità di sigle e siglette sindacali che non si mettono mai d’accordo: qualcuno ha per caso capito il senso di scioperare un po’ un giorno, un po’ quello dopo e un altro po’ quello dopo ancora? Io no. Ma non allarghiamoci troppo: parlavamo di cortei e similia e di questo seguiteremo a discutere.

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L’inutilità di una manifestazione è evidente se si pensa a cosa appare e a cosa c’è dietro: pur non essendoci più lo scontro con la borghesia di cui parlava Battiato, è ovvio che fenomeni come questi denotano uno scontro fra popolo e potere: quest’ultimo, rappresentante di chi ad esso sottostà, prende delle decisioni che il suo «datore di lavoro» non condivide e, per mostrare al potere quanto si sia numericamente superiori, si decide riempire una piazza. Bene, bravi, bis. Il problema è che si tratta di una lamentela, per quanto scenografica e emozionalmente coinvolgente, tutto sommato inutile, anzi in molti casi dannosa per gli stessi manifestanti. Vediamo perché.
Fra i tanti manifestanti si nasconde sempre qualche «lupo solitario», individui a cui non interessa nulla la buona riuscita di un comizio o di un corteo: l’unica loro preoccupazione è di fare bordello, per citare un tristemente famoso «Black bloc dei poveretti» che ha contribuito a mettere a ferro e fuoco Milano sei mesi fa. Sono casi isolati? Ne siamo certi però sono questi che fanno notizia, che vengono ripresi da tv e giornali. Così va a finire che lo scopo della manifestazione passa in secondo piano per lasciare spazio a questi atti che minano la credibilità della protesta. Eliminarli è molto difficile, praticamente impossibile: bisogna solo stare attenti e pregare che non facciano scoppiare tafferugli. Alla fine, quando questi «disturbatori» entrano in azione, l’iniziativa finisce per fare il gioco del potere: siete dei violenti, non avete diritto di parola.
Secondo ed ultimo punto di questa riflessione che, immagino, farà suonare le trombe per il giudizio universale (cit.): a cosa servono le manifestazioni? Non parliamo di questioni ideologiche o etiche: nel concreto, pensate davvero che un governo, soprattutto l’attuale presieduto dallo Spregiudicato, si faccia intimorire da queste lamentele?