Nel giorno della Festa della Repubblica, ci focalizzeremo sulla centralità della figura di Enrico Mattei per la Repubblica italiana. Ma, per addentrarci nelle vicende che interessarono l’Italia e il marchigiano di Acqualagna, è necessario partire dall’epilogo.

La crisi dei missili e la strage di Bescapè

Sabato 27 ottobre 1962. Il mondo è in subbuglio: la crisi dei missili si trascina dal 14 ottobre. Gli USA hanno accertato la presenza di rampe missilistiche sovietiche sul territorio cubano: si rischia l’apocalisse.

Mattei monitora dalla Sicilia

In Italia, uno in particolare segue con apprensione l’evolversi dei fatti: è Enrico Mattei, presidente dell’ENI. Quando, alle 16:57, il suo aereo decolla da Catania-Fontanarossa in direzione Milano-Linate, la crisi non è ancora arrivata a soluzione. Con lui, oltre al pilota, Irnerio Bertuzzi, c’è William McHale, corrispondente del Time, che l’ha raggiunto per intervistarlo. Mattei, tornato nell’isola il giorno precedente dopo esserci stato il 18 ottobre, salutando sua moglie Greta aveva aggiunto:

«Può anche darsi che io non torni».

Da C. M. Lomartire, «Mattei. Storia dell’italiano che sfidò i signori del petrolio», Mondadori, Milano, 2006, p. 318

Presagio sinistro, come l’articolo pubblicato dal Financial Times il 25 ottobre: «La scena italiana. Il signor Mattei dovrà andarsene?». Quel sabato ha tenuto un discorso a Gagliano Castelferrato:

«Quando chiedemmo di venire in Sicilia […] erano in un momento favorevole tutte le compagnie petrolifere straniere. […] Volevamo dimostrare anche in Sicilia quello che potevano veramente fare gli italiani. […] Io vi devo chiedere […] scusa di non essere venuto prima. […] C’è una scuola di qualificazione da fare? Mi darete il vostro contributo indicandomi i corsi che dovranno essere istituiti. […] Su questa massa di risorse […] si potrà e si dovrà costruire, se ci sarà l’impegno di tutti».

Enrico Mattei, Gagliano Castelferrato (EN), 27 ottobre 1962. Da «Enrico Mattei. Scritti e discorsi, 1945-1962», Rizzoli, 2012, pp. 858-860

La soluzione della crisi e la morte di Mattei

In extremis, Kennedy e Chruščëv troveranno una soluzione: l’URSS ritirerà i missili da Cuba e gli Stati Uniti faranno altrettanto coi loro in Turchia. Ma Mattei non apprenderà mai la lieta notizia. Quella sera, nonostante il via libera all’atterraggio giunto alle 18:56, il Morane-Saulnier 760 del presidente si schianterà nelle vicinanze di Bescapè, per circostanze che, ancora oggi, rappresentano uno degli enigmi chiave della storia repubblicana.

Memoriale Enrico Mattei, Bescapè (PV). (Fonte)

Enrico Mattei per la Repubblica italiana

Un’Italia a sovranità limitata

Quando, il 2 giugno 1946, un referendum istituzionale ne sancisce la nuova forma repubblicana, l’Italia è totalmente da rifondare. Il Trattato di Pace, che sarà siglato a Parigi il 10 febbraio 1947, pur riconoscendole, grazie alla Resistenza, lo status di cobelligerante Alleata, la pone all’angolo limitandone la sovranità.

«L’unica cosa che mancherà all’Italia sarà una totale libertà politica».

Winston Churchill a William Godfrey, delegato apostolico di Papa Pio XII. Da G. Fasanella, M. J. Cereghino, «Golpe Inglese», Chiarelettere, Milano, 2014, p. 137

In Costituente emerge un disegno statalista

In Costituente emerge un progetto statalista che, assegnando allo Stato una funzione imprenditoriale, tenderà a rimodellare democraticamente le realtà ereditate dal fascismo, rendendole funzionali alle nuove aspirazioni. Su queste premesse, nel 1956, sorgerà il Ministero delle partecipazioni statali.

«È effettivamente insostenibile la concezione liberale in materia economica, in quanto vi è la necessità di un controllo in funzione dell’ordinamento [… ], anche e soprattutto per raggiungere il maggiore benessere possibile. […] È necessario porre la barriera dell’interesse collettivo come un orientamento e un controllo di carattere giuridico. Ed è nell’ambito di questo controllo che lo Stato permetterà alle iniziative individuali, finché rientrino nell’ordinamento generale, di svolgersi liberamente».

Aldo Moro, 3 ottobre 1946. Assemblea Costituente, Prima sottocommissione, discussione sui principi dei rapporti sociali (economici)

Nell’eredità fascista, oltre all’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), c’è l’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP), sorta su ripensamento del regime. Infatti, nel 1920, i liberali costituirono la Direzione generale dei combustibili, abbozzando un’iniziale emancipazione energetica. Disfatta dal fascismo nel 1923, troverà, nel 1926, la sua sostituta nell’AGIP, S.p.A statale finalizzata alla ricerca petrolifera, sia in Italia che all’estero.

L’AGIP: dalla liquidazione al rilancio

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’AGIP fu commissariata dalla RSI che, il 25 gennaio 1944, ne spostò la sede a Milano. In quel contesto, dal 6 dicembre 1943, l’Ing. Carlo Zanmatti, in AGIP dal 1927, venne nominato commissario generale. Il nuovo CdA, nel febbraio 1945, ristabilì la sede romana e, dopo la Liberazione, il 28 aprile 1945, affidò la liquidazione alla figura di Enrico Mattei, partigiano cattolico di spicco e titolare di una fabbrica specializzata nella lavorazione di oli e solventi industriali.

Ma la liquidazione non convince Mattei, che vuole approfondire la questione. Imbattendosi in una relazione riservata convoca Zanmatti: il loro confronto cambierà il destino dell’AGIP. Zanmatti gli confiderà la scoperta di un giacimento di metano nell’ottobre 1944, a Caviaga. Per evitarne l’appropriazione tedesca, il pozzo venne richiuso e l’informazione secretata.

L’Ing. Carlo Zanmatti su Enrico Mattei.

Mattei non aspettava altro: col supporto del Ministro dell’Industria Gronchi ottiene 600 milioni, prontamente investiti in ulteriori perforazioni. Le convinzioni di Zanmatti si riveleranno fondate: il giacimento di Caviaga si dimostrerà il più importante fin lì scoperto in Italia. La necessità di De Gasperi di limitare il PCI a sinistra in vista delle elezioni dell’aprile 1948 giocherà a favore di Mattei, che resisterà alle pressioni liquidatorie dei liberali: la partita resta aperta.

Petrolio a Cortemaggiore

13 giugno 1949. Mattei è con Ezio Vanoni al giacimento di metano di Cortemaggiore. Dal pozzo numero 1, l’apparente sorpresa: petrolio. Già, apparente: la scoperta, seppur limitata, risale al 13 marzo. Mattei si è conservato l’asso nella manica, intenzionato a giocarselo nel momento decisivo.

«Il giacimento di Cortemaggiore è lungo 12 km e largo 4 km e la profondità media di ritrovamento si aggira sui 1500 m. […] Si tratta di un giacimento ricchissimo di petrolio e metano; ad esso vanno aggiunti due altri accertati nelle località di Ripalta e di Caviaga, oltre ad altri tre individuati nel cremonese, il che denuncia un susseguirsi di giacimenti in tutta la Val Padana. […] Si tratta di una vittoria dovuta alla tenacia del lavoro e della tecnica italiana che ha operato esclusivamente sotto organizzazione e direzione italiana».

Enrico Mattei, Milano, 13 giugno 1949. Da «Enrico Mattei. Scritti e discorsi, 1945-1962», Rizzoli, 2012, p. 256.

Mattei è superlativo nel cavalcare la scoperta: nascono lo slogan «Supercortemaggiore, la potente benzina italiana» e l’iconico logo del «Cane a sei zampe», ideato da Luigi Broggini.

21 Novembre 1949: l’ONU approva la liquidazione delle colonie italiane

Il 21 novembre 1949 si materializza la svolta che segnerà la futura politica dell’ENI. L’ONU, su input della Gran Bretagna, approva la liquidazione delle colonie italiane, sancendo l’indipendenza libica e somala.

Si chiudono i residui di un imperialismo, quello fascista, che Mussolini preferì al petrolio iracheno. Quest’ulteriore ridimensionamento italiano, si rivelerà la miccia che porterà altri Stati a ricercare l’emancipazione dal controllo straniero. Sul processo di decolonizzazione sapranno inserirsi, con una sola voce, la politica estera italiana e l’ENI.

«A partire dal ’55 […] è cominciata l’emergenza dei popoli del terzo mondo. Che significa quest’emergenza? Dare ad essi la possibilità politica ed economica perché divengano delle forze economiche nuove. Bene, Mattei capì questa cosa, elementare. Capì che quando un’economia si sviluppa in quel senso, quello è il senso della storia. Ogni giorno di più egli possedette sperimentalmente il senso della storia presente e dei grandi sviluppi verso cui si andava incontro».

La figura di Enrico Mattei secondo Giorgio La Pira.

1953: nasce l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI)

Con l’approvazione della legge 136/1953, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 marzo 1953, nacque l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) che, oltre all’AGIP, incorporò l’ANIC e la SNAM, anch’esse risalenti all’epoca fascista. Alla presidenza del gruppo, finalizzato al soddisfacimento dei bisogni energetici nazionali, Enrico Mattei. L’articolo 1 della legge istitutiva non lascia dubbi sulle finalità:

«[…] ha il compito di promuovere ed attuare iniziative di interesse nazionale nel campo degli idrocarburi e dei vapori naturali».

Articolo 1 legge 10 febbraio 1953, n. 136

La Pira, Mattei e lo Spirito Santo: nasce Nuovo Pignone

Novembre 1953. Il Pignone rischia il fallimento, che ricadrebbe su 1700 famiglie. La Pira, sindaco di Firenze, su consiglio del ministro dell’Interno, Amintore Fanfani, si rivolge a Mattei chiedendogli di inglobarlo nell’ENI.

«Eppure, Mattei, stanotte ho avuto in sogno la visita dello Spirito Santo, che mi ha detto che prenderai il Pignone».

La Pira al telefono con Mattei.

Mattei è scettico: lo statuto dell’ENI gli imporrebbe di occuparsi esclusivamente di idrocarburi. Ma, evidentemente, lo Spirito Santo sa il fatto suo: ne rileverà il 60%. Il 23 gennaio 1954 nasce Nuovo Pignone, riconvertito alla produzione di componentistica per il gruppo ENI.

Nel 1957, ospite a Palazzo Vecchio, dirà:

«Signor Sindaco […] sono passati soltanto tre anni dal giorno in cui il suo cuore […] era messo in tumulto dalla notizia minacciosa che il Pignone stava per chiudersi. Noi non rimanemmo insensibili all’appello […] rivolto in nome delle millesettecento famiglie che potevano perdere […] la fonte del loro reddito. […] L’esperimento del Pignone sta a dimostrare che […] l’esercizio da parte di un’azienda con capitale statale ha potuto felicemente succedere ad una non promettente gestione privata. […] Per quanto riguarda i settori chiave […] la gestione pubblica è ormai universale e accettata generalmente dalla coscienza popolare».

Enrico Mattei, Firenze, 9 marzo 1957. Da «Enrico Mattei. Scritti e discorsi, 1945-1962», Rizzoli, 2012, pp. 487-489.
Mattei: l’attività dell’ENI per l’Italia

Dal 50-50 alla Formula Mattei

Con l’obiettivo di spezzare il dominio delle sette sorelle, Mattei attaccò il fifty-fifty proponendo la famigerata Formula Mattei, così strutturata: creazione di una società alla pari tra l’ENI e la partecipata del paese produttore, coi costi di ricerca in capo all’ENI (che avrebbe ottenuto il rimborso in caso di successo), e una distribuzione degli utili che riconosceva il 50% allo Stato produttore e metà del restante 50% alla loro impresa. Nasceva lo schema 75-25.

La formula ottenne subito successo in Egitto (1956) e Iran (1957), destando l’interesse di altri paesi produttori, come l’Iraq. Ciò creò scompiglio. L’accusa? Promuovere l’autarchia petrolifera nei paesi produttori.

Enrico Mattei sulle attività dell’ENI in Egitto e Iran.

«La compagnia nazionale del petrolio iraniano, la National Iranian Oil Company (NIOC), ha raggiunto un accordo con l’Agip per tre concessioni petrolifere in Iran. […] Il governo iraniano riceverà il 75 per cento dei profitti, l’Agip il 25 per cento».

Telegramma di J.E. Foulson, funzionario ambasciata britannica negli USA, al Ministero degli Esteri britannico. Da G. Fasanella, M. J. Cereghino, «Golpe Inglese», Chiarelettere, Milano, 2014, p. 167.

Seguiranno accordi per altre concessioni, anche in Marocco e Libia, fino all’acquisto di petrolio sovietico.

Mattei contro il complesso d’inferiorità nazionale

Cavalcare il processo di decolonizzazione significava anche supportare i popoli nell’acquisizione delle conoscenze necessarie allo sfruttamento delle risorse. Ritroviamo questi elementi in un discorso, rivolto agli allievi italiani ed esteri della scuola dell’ENI, centrale per comprendere la figura di Enrico Mattei.

«Noi ci siamo trovati, sedici anni fa, in una situazione tragica. […] Siamo stati derisi, perché dicevano che noi italiani non avevamo le capacità […] per conseguire il successo. Eravamo quasi disposti a crederlo perché, da ragazzi, ci avevano insegnato queste cose. […] Noi italiani dobbiamo toglierci di dosso questo complesso di inferiorità, che gli italiani sono […] brava gente, ma non hanno le capacità della grande organizzazione industriale. Ricordatevi, amici di altri Paesi: sono cose che hanno fatto credere a noi e che ora insegnano anche a voi. Tutto ciò è falso […]. Dovete avere fiducia nel vostro domani; dovete formarvelo da soli […]. La cosa più importante per un Paese, e cioè l’indipendenza politica, non ha valore, non ha peso, se non c’è l’indipendenza economica. […] Il controllo delle proprie risorse».

Enrico Mattei, San Donato Milanese, 4 dicembre 1961. Da «Enrico Mattei. Scritti e discorsi, 1945-1962», Rizzoli, 2012, pp. 982-984.
Mattei: «Il colloquio di oggi se lo ricorderà per tutta la vita».

Un’Italia lungimirante

Le parole di Churchill sembrano lontanissime, eppure non è passato molto dalla firma del Trattato di Pace. Un passo alla volta, l’Italia si sta riconquistando la libertà politica, prima perduta, dandole valore arrivando all’autonomia energetica. Un’Italia occidentale, ma che acquista petrolio sovietico e si ripresenta in Medio Oriente e Africa stipulando accordi innovativi. Sembra di rileggere il precedente discorso di Mattei. Quell’Italia che sostiene la decolonizzazione, decolonizzandosi a sua volta.

«Ci ho messo sette anni per condurre il governo italiano verso un’apertura a sinistra. E posso dirle che mi ci vorranno meno di sette anni per far uscire l’Italia dalla Nato e metterla alla testa dei paesi neutrali».

Cit. Enrico Mattei, informazione riferita da R. G. Searight, Foreign Office. Da G. Fasanella, M. J. Cereghino, «Golpe Inglese», Chiarelettere, Milano, 2014, p. 183.

All’inizio degli anni ’60, l’ENI non è più quel gattino raccontato da Mattei in una famosa parabola.

Mattei e la parabola del gattino

Passata l’estate 1962, il presidente sarà ricevuto da Kennedy alla Casa Bianca per ratificare un vantaggioso accordo petrolifero. Secondo un suo ex collaboratore, Benito Li Vigni, l’invito fu fissato per dicembre. Ma, come visto in apertura, in quei giorni convulsi la corsa si fermerà a Bescapè.

L’inchiesta di Calia: 1994-2004

«La conclusione della mia indagine è stata la certezza che l’aereo di Mattei era stato abbattuto con una bomba posta dietro il cruscotto del velivolo, azionata dal comando per la discesa del carrello. Quindi, quando l’aereo era in prossimità dell’aeroporto di Linate, già in posizione di atterraggio, nel momento in cui il pilota ha dato il comando per la fuoriuscita del carrello, l’aereo è esploso, o meglio, è esploso questo piccolo quantitativo di tritolo che ha invalidato il pilota e, probabilmente, chi era a bordo, e ha reso non più governabile il velivolo».

Cit. Vincenzo Calia, Magistrato titolare dell’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, a TGR Sicilia, 8 settembre 2018.

Nel ricordo di Enrico Mattei, buona Festa della Repubblica a tutti.

Foto di copertina di Antonio Pignato from Wikimedia Commons

Di Simone Usai

Simone, ventottenne sardo, ha vagato in giovanissima età per il Piemonte, per poi far ritorno nell'isola che lo richiamava. Ama scrivere su tematiche politiche ed economiche. Legge per limitare la sua ignoranza.

La Voce che Stecca