L’infinita lotta per #ugualidiritti

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Non è solo il buon Adinolfi ad essere in grado di usare gli hashtag negli articoli per il suo quotidiano La Croce: oggi ci mettiamo anche noi! Scherzi a parte, #ugualidiritti si rifà alla campagna di sensibilizzazione per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTI in Italia.
Che significa? A rischio di fare la figura del
«Captain Obvious» di turno, vorrei spiegare perché è necessario lottare per il riconoscimento dei diritti di chiunque si discosti dalla conformità eteronormativa dell’orientamento sessuale o del genere. Tutti nasciamo con dei diritti riconosciuti dallo Stato che ci governa nel paese di nascita (o in cui siamo andati a vivere). Abbiamo il diritto di esprimere l’affetto verso le persone che amiamo, abbiamo il diritto di non doverlo nascondere. Abbiamo il diritto di sposare la persona con cui abbiamo deciso di portare avanti un progetto di vita, in modo da avere delle tutele nella buona e nella cattiva sorte. Abbiamo il diritto di adottare (svolgendo le procedure del caso ed essendo stati riconosciuti idonei!) . Abbiamo anche il diritto non scontato di non venire trattati come cittadini di serie B e tanti altri bei diritti (e doveri).
Nel momento in cui però la persona che amiamo è del nostro sesso non possiamo più sposarci! Oppure, se in una coppia sposata a uno dei coniugi viene riconosciuta la rettificazione del sesso il loro matrimonio verrà sciolto d’ufficio! Se sei nato con un corpo che non rispecchia la tua identità genere prima devi essere catalogato come «malato mentalmente» e poi per farti riconoscere il genere devi passare sotto i ferri di un chirurgo per degli interventi invasivi.
Tutto spiegato in maniera molto semplificata ovviamente, ma fra questi e altri casi di diritti non riconosciuti si potrebbe andare avanti per un bel po’.
Se date un’occhiata alla carta geografica allegata, noterete come purtroppo il nostro Bel Paese sia uno di quei posti dove l’uguaglianza dei diritti non vada per la maggiore e dove si verificano tutti i casi che vi ho citato (e altri  ancora). Di certo non aiuta la cultura italiana deviata da anni di sottomissione ad un Potere (la Chiesa) che ancora oggi non vuole mollare la presa sul controllo delle menti e dei corpi.  Non aiuta nemmeno la mancanza di volontà da parte dello Stato di far cambiare le cose. Al momento attuale tutte le varie proposte vengono contestate e frenate da gruppi politici/religiosi e simili che si nascondono dietro la nomea di difensori della famiglia naturale e vorrebbero che non si parlasse di orientamento sessuale, di identità di genere etc perché non sono concetti appartenenti alla cultura italiana. Oppure non vorrebbero che si parlasse di omofobia e transfobia, perché secondo loro in Italia non esistono.

Mappa del riconoscimento dei diritti delle persone LGBTI in Europa, 2014 (Fonte ILGA Europe)
Mappa del riconoscimento dei diritti delle persone LGBTI in Europa, 2014 (Fonte ILGA Europe)


Vorrebbero che non si parlasse di noi persone LGBTIQ* (acronimo di Lesbian, Gay, Bisexual, Transexual, Intersexual, Queer), perché ci vedono come una minaccia alla loro stabilità che non abbiamo assolutamente voglia di disturbare. Ci vorrebbero invisibili come in Russia. Se non fosse che siamo già invisibili a lavoro, a scuola e sfortunatamente qualcuno anche a casa. E più si evita di parlare di noi, più soffrono le persone LGBTIQ* sole vittime di situazioni pericolose o confuse che non sanno a chi rivolgersi per paura di essere isolate e respinte. Perché se uno Stato non è in grado nemmeno di garantire i tuoi diritti, è normale che tu abbia paura di aprirti con qualcuno per chiedergli aiuto perché a conti fatti
sei un cittadino di serie B.