Il 1° settembre del 1939 la Germania nazista invase la Polonia seppur Francia e Inghilterra avessero diffidato Hitler dal farlo. Il 3 settembre, i due paesi dichiararono guerra ai tedeschi. Mentre tutto ciò avveniva, Mussolini rimase a guardare e dichiarò la non belligeranza dell’Italia.

Le prime fasi del conflitto con l’Italia spettatrice

Le settimane trascorsero e, a operazioni concluse all’est (la Polonia fu spartita tra tedeschi e russi), Hitler poté rilassarsi: francesi e britannici erano restii ad avanzare in Germania, gli alti comandi Alleati erano convinti che avrebbero fronteggiato una guerra di posizione come il conflitto precedente. La scena si spostò in Scandinavia: scoppiò la guerra tra URSS e Finlandia e l’Italia sostenne il paese dell’Europa settentrionale e a guerra terminata, un fulmine hitleriano accecò Danimarca e Norvegia, come dissero i giornali dell’epoca: fu l’operazione Weserübung.

Hitler, vedendo questi successi, volse lo sguardo a occidente e il 10 maggio del 1940 diede l’avvio all’invasione del BENELUX e da lì l’aggiramento della Linea Maginot per dilagare in Francia. Mussolini continuò a guardare ma ancora per poco ed è qui che si parla effettivamente del coinvolgimento italiano nel secondo conflitto mondiale.

Le condizioni del Belpaese

L’Italia degli anni Trenta-Quaranta era un paese povero, perlopiù contadino, scarsamente industrializzato e l’indole del popolo era pacifica e superficiale. Le forze armate avevano brillato in conflitti coloniali come in Libia e in Etiopia, ma in quel caso si era trattato di affrontare milizie scarsamente equipaggiate e prive di aviazione (oltretutto gli italiani brava gente usarono abbondantemente le armi chimiche).

Combattere ribelli libici e soldati etiopi era un conto, ma intraprendere delle operazioni militari contro paesi provvisti di eserciti migliori era un altro. Dopo un mese dall’inizio della Battaglia di Francia, Mussolini diede l’annuncio dal balcone di Palazzo Venezia a una folla giubilante (alcuni dicono che molti cittadini romani furono costretti dagli sbirri dell’OVRA a partecipare e a gioire) che l’Italia era ufficialmente in guerra contro Francia e Regno Unito al fianco della Germania.

L’entrata in guerra sulle Alpi

Iniziarono subito i combattimenti e ci fu la tristemente – poco – nota Battaglia delle Alpi Occidentali in cui il Regio Esercito dell’Italia combatté i francesi, ma per quanto la Francia stesse agonizzando, fu una disfatta italiana: per ogni caduto francese ce ne furono dieci italiani e se la guerra fosse dipesa soltanto da questo episodio, le plutocrazie di Parigi e Londra avrebbero vinto.

Solo perché i tedeschi stavano martellando gli Alleati, l’Italia vinse… ma come già detto non fu merito suo: Mussolini era salito sul carrozzone del vincitore, si era schierato con il più forte usando la tipica vigliaccheria tricolore. Sia chiaro che c’erano stati dei segnali importanti riguardo l’inadeguatezza del nostro dispositivo bellico: i soldati italiani erano gli unici che andavano in battaglia in cravatta e usavano ancora armi della Grande Guerra come il moschetto Carcano 91, il maresciallo Rodolfo Graziani aveva avvertito il Duce: «Saremo pronti a fare la guerra solo nel 1956».

Ma il guitto di Predappio non gli diede ascolto e, passando a dettagli tecnici, la potenza di fuoco di un plotone italiano valeva un quarto di uno zug tedesco. Gli auspici non erano dei migliori.

L’allargamento dei fronti di guerra

Con l’entrata in guerra dell’Italia, si aprirono nuovi fronti. Non tutti sanno che, oltre a combattere in Libia, ci furono scontri nell’Africa orientale.

I britannici invasero l’Etiopia (colonia italiana) e fu uno smacco: in pochi mesi gli italiani si arresero e, è una storia scarsamente conosciuta, coloni e militari si diedero alla macchia e avviarono una campagna di guerriglia per logorare gli occupanti britannici che terminò solo con l’8 settembre.

In Nordafrica fu un altro paio di maniche: i britannici all’inizio prevalsero, ma con l’invio dell’Afrika Korps comandata da Erwin Rommel (che si era distinto in Francia a capo della Divisione Fantasma) ci fu un capovolgimento di fronte. Ma comunque, i tedeschi ci consideravano delle palle al piede e se nel teatro africano fu tutto uno disfatta lo si deve alla ragione che non l’Italia non era combattiva.

Anche in Grecia vi furono campagne di guerra: nell’aprile del 1939, il Regno d’Italia aveva annesso l’Albania che, a partire dall’autunno 1940, servì da base di partenza per invadere la Grecia. All’epoca la Grecia era retta da un regime filofascista, quello di Ioannis Metaxas, e l’esercito ellenico era disorganizzato. Seppur i pronostici fossero a nostro favore, i greci sostenuti dalla Royal Air Force di Londra ci respinsero e invasero l’Albania.

Hitler si infuriò quando scoprì il pasticcio combinato dal Duce, che aveva preso questa iniziativa senza avvertire Berlino perché non voleva essere da meno del collega tedesco. Tuttavia, agendo senza la debita coordinazione, costrinse i germanici a intervenire nei Balcani per rimediare ai fallimenti italiani e a rimandare di mesi preziosi l’invasione della Russia. Alla fine, l’Italia collezionò solo brutte figure e il parossismo fu nelle operazioni in Unione Sovietica, in cui i soldati italiani combatterono impreparati e furono stroncati dalle divisioni di Stalin.

Italia ventre molle

La guerra andò avanti in questo modo, con l’Italia che si affidava sempre ai tedeschi finché ci fu l’8 settembre. Winston Churchill considerava l’Italia il ventre molle dell’Asse e fu una delusione quando il Belpaese tradì i tedeschi e passò agli Alleati: in questo modo, furono molti di più gli sforzi e i sacrifici degli Alleati (e le sofferenze della popolazione civile), perché con la militarizzazione tedesca dello Stivale la risalita fino a nord fu più dura.

Italia

Infatti, i tedeschi combatterono in maniera più pervicace e se non ci fosse mai stato l’8 settembre, gli Alleati avrebbero fronteggiato scarsi contingenti tedeschi e combattendo perlopiù reparti italiani la guerra sarebbe stata più corta. Alla fine, la guerra terminò e se l’Italia vinse fu solo per opportunismo. La Seconda Guerra Mondiale fu tutta una serie di figuracce traumatiche di cui ancora oggi molti ne portano il ricordo con tristezza e vergogna.

La Voce che Stecca