Da ministro degli Esteri del governo Renzi a presidente del Consiglio, il salto di qualità sembra ormai cosa certa. Paolo Gentiloni è stato convocato oggi alle 12:30 dal capo dello Stato Sergio Mattarella che ha finito ieri le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari. 

La vita in breve. Nato a Roma il 22 novembre 1954, Gentiloni è discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silverj, Nobili di Filottrano (Ancona), di Cingoli (Macerata) e di Macerata. Di famiglia cattolica, «cambia casacca» nel 1970, quando passa al liceo Tasso di Roma e partecipa nello stesso anno a un’occupazione. È vicino al Movimento Studentesco di Mario Capanna, per poi appartenere al Mls, Movimento Lavoratori per il Socialismo, fino alla confluenza nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. In questi anni conosce Ermete Realacci e Chicco Testa, che troverà anche nell’entourage renziano tanti anni dopo. Per 8 anni dirige La nuova ecologia, mensile di Legambiente, e nel 1993 diventa portavoce di Francesco Rutelli sindaco di Roma.

La carriera politica. Entra il parlamento nel 2001 nelle liste di Democrazia è Libertà – La Margherita, che ha contribuito a fondare. Durante quella legislatura è anche membro della commissione trasporti, poste e telecomunicazioni e della commissione sui servizi radiotelevisivi, tanto da essere dal 2005 al 2006 presidente della commissione di vigilanza Rai.
Per La Margherita è stato anche responsabile della comunicazione. Nel 2006 viene rieletto alla Camera ed è nominato ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi (2006-2008). Contribuisce poi alla nascita del Partito Democratico. Dal 2008 al 2013 (rieletto per la terza volta deputato), è di nuovo membro delle commissioni di cui aveva fatto parte dal 2001 al 2006.
Nel 2012 annuncia la propria candidatura alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio, classificandosi poi terzo con il 15% dei voti, dopo Ignazio Marino e David Sassoli.
Nel 2013 è per la quarta volta eletto alla Camera. Durante la XVII legislatura è membro della commissione affari esteri e comunitari e del Comitato permanente Africa e questioni globali, nonché presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell’unione interparlamentare.
Il salto di qualità avviene il 31 ottobre 2014, quando Matteo Renzi lo nomina ministro degli Esteri a sostituire Federica Mogherini, che nel frattempo era divenuta Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica Estera.

La nomination a Palazzo Chigi. Nonostante il nome di Paolo Gentiloni circolasse già dal giorno dell’annuncio delle dimissioni di Renzi, pare che nessuno abbia fatto cenno a lui durante le consultazioni al Quirinale. «Sarà il presidente della Repubblica a decidere il nuovo presidente del Consiglio. Noi abbiamo illustrato la linea emersa dalla direzione del Pd e preso atto dell’impossibilità di portarla avanti per la contrarietà delle opposizioni», così ha dichiarato Luigi Zanda, a guida della delegazione democratica al Quirinale. Il Pd, che ha la maggioranza sia alla Camera che al Senato, non ha fatto proposte a Sergio Mattarella, quasi seguisse il verbo renziano del discorso di addio: lasciare onori ma soprattutto oneri alle opposizioni.

Il nuovo governo. Si aprono le scommesse sulla squadra di governo di Gentiloni. Paiono ben saldi sulle loro poltrone Angelino Alfano agli Interni, Dario Franceschini ai Beni Culturali, Andrea Orlando alla Giustizia e Pier Carlo Padoan all’Economia. Ministro degli Esteri potrebbe essere Piero Fassino, inoccupato dopo la sconfitta alle amministrative di Torino del giugno scorso, mentre il successore di Maria Elena Boschi alle Riforme potrebbe essere Roberto Giachetti, candidato del centrosinistra al Campidoglio sconfitto da Virginia Raggi.

 

Di La Voce che Stecca

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