Strage di via D’Amelio: le ingerenze dei servizi segreti – parte 2

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Sempre il P.M. Gozzo, attraverso una ricostruzione successiva alle testimonianze, dichiara che quella che sarebbe stata la gestione della borsa, dopo averla presa una seconda volta da Maggi, sarebbe stata alquanto oscura poiché una volta arrivata in ufficio di La Barbera restò lì cinque mesi perché quest’ultimo non se ne accorse. 

GOZZO. «…Gestione assolutamente sui generis. Prima da parte della Squadra mobile e della Questura di Palermo, poi da parte della Procura di Caltanissetta. Perché parlo di Squadra mobile? Perché successivamente al riposizionamento della borsa all’interno dell’autovettura, fu poi un agente della Squadra mobile, tale Maggi, a prenderla e portarla nello studio di La Barbera. Ma La Barbera sostiene di essersi accorto di questo solo a cinque mesi dai fatti. Stiamo parlando da luglio a fine dicembre. Questa borsa sembra che abbia giaciuto là senza nessuna attenzione per tutti questi mesi . Dai colleghi (magistrati) a cui viene infine riportata la borsa viene fatta una repertazione  di ciò che c’era all’interno della borsa. Una repertazione che però non comprende l’agenda rossa… Tra l’altro non esiste un verbale di restituzione di tutto questo, c’è semplicemente a margine di un verbale: ‘vengono restituiti alla signora Borsellino alcuni effetti personali appartenuti e ritrovati in Via D’Amelio. Punto».

A cercare di chiarire i punti fondamentali di queste vicende, per ciò che riguarda il depistaggio, è anche Claudio Fava, consigliere regionale al Palazzo dei Normanni siciliano, nonché Presidente della Commissione Antimafia. Nella relazione conclusiva riguardante l’ «inchiesta sul depistaggio di Via D’Amelio», approvata dalla commissione il 19 Dicembre 2018, è possibile trovare molte dichiarazioni che fanno riferimento all’intromissione, se non alla presenza, degli uomini dei Servizi Segreti immediatamente dopo l’avvenuta strage.

A rinforzare l’ipotesi, durante le dichiarazioni in Commissione, che quel pomeriggio il Dott. Borsellino avesse l’agenda rossa con sé, sono il Maresciallo Canale e il Dott. Grasso. 

CANALE. «Il dottor Borsellino… Aveva tre agende… Quella dell’Enel, e lui in questa agenda scriveva e documentava tutte le spese che faceva, poi ne aveva un’altra che sembrava un quadernone dove lui aveva tutti i numeri telefonici e poi ne aveva una terza… Io la chiamo la cosiddetta “agenda rossa”… Su questa agenda lui annotava le cose serie, come le definisco io. Questa agenda lui la teneva sul tavolo. Da quell’agenda rossa lui non se ne staccava mai, mai, chi dice che l’agenda rossa non era al fianco di Paolo Borsellino racconta menzogne, perché lui da quell’agenda non si staccava mai». 

GRASSO. «C’era una frenetica attività di scrittura di Borsellino su questa agenda rossa che poi non è stata trovata. Una volta che la dimenticò in un albergo fece come un folle per andarla a recuperare… Cioè l’importanza che le persone vicine a Borsellino davano a questa attività frenetica di Borsellino di annotare alcune cose in questa famosa agenda».

Continua…