Nelle settimane scorse sono giunte a casa degli italiani le bollette del gas e della luce, che hanno riportato un aumento medio del 55% per l’elettricità e del 42 % del gas, portando all’attenzione generale una crisi energetica predetta dagli addetti ai lavori negli scorsi mesi.

Per attutirne gli effetti nel breve termine, il Governo italiano è intervenuto con uno stanziamento da 4 miliardi di euro. L’intervento è andato a ridurre l’incremento dal 65% al 55% per l’elettricità e dal 59% al 42% per il gas.

A livello internazionale il gas è aumentato del 500% a causa di molti fattori, come la ripresa economica, il meteo, la mancanza di riserve in stoccaggio. Con l’allungamento dello scorso periodo invernale le scorte di gas sono finite prima rispetto agli anni scorsi. Un altro fattore importante della crisi energetica è di carattere geopolitico.

Da dove arriva il gas importato in Italia?

Ogni anno in Italia arrivano circa 86 miliardi di metri cubi di gas, standard (89%) o liquefatto (11%). Il gas standard arriva attraverso i gasdotti, come il più conosciuto TAP, ma questo non è l’unico, poiché l’Italia importa GAS sia dal nord Europa, sia dall’Africa, sia dall’Est Europa.

Il più grande giacimento africano di estrazione del gas si trova in Algeria e viene chiamato «Hassi R’Mel». Da questo giacimento partono 3 gasdotti, di cui 2 vanno verso la Spagna, il «Maghreb-Europe» a Càdiz e il «Megdaz» a Almerìa. Il terzo invece, il «Trans-Mediterranean», arriva in Sicilia a Mazara del Vallo. Dalla Libia parte da Tripoli un altro gasdotto che si chiama «Greenstream» ed arriva a Gela. La somma di questi 2 gasdotti è pari al 28% dell’importazione nazionale.

Famose sono le importazioni del gas russo, che in Italia si attestano intorno al 34%. Il gas russo viene estratto per la maggior parte dalla penisola di Yamal che si trova nella Siberia nord-occidentale e giunge in Italia al metanodotto di Tarvisio. Altre importazioni arrivano dalla Norvegia a Griespass, le quali scorte di gas riforniscono per il 19,9% l’Unione Europea.

Il TAP

Altre importazioni significative provengono dall’Azerbaijan e sono veicolate attraverso il gasdotto «TAP», molto contestato in passato ma di vitale rilevanza economica del nostro paese in questo momento. Quello che noi conosciamo con il nome di «TAP» in verità è solo una parte del gasdotto che dall’Azerbaijan arriva in Puglia. La prima parte si chiama «SCP», è lunga 692 km e termina al confine tra la Turchia e Georgia. La seconda parte si chiama TANAP ed è lunga 1840 km, attraversa la Turchia e percorre la Grecia, mentre l’ultima parte, il «TAP» è lunga 878 km e collega la Grecia al sito di Melendugno in Puglia.

Nel 2021 questo gasdotto è riuscito a portare 7 miliardi di metri cubi di gas, ma la sua capacità potrebbe essere più che raddoppiata, anche fino a 20 miliardi di metri cubi.

Il contenimento della crisi energetica che stiamo vivendo in questi momenti è dovuto grazie all’utilizzo del TAP, al centro di accese polemiche nel recente passato, ma economicamente rilevante nell’odierna crisi energetica.

Crisi energetica
Segmento del gasdotto di cui fa parte il TAP. Fonte

Effetti della guerra in Russia

In seguito all’aiuto militare in Ucraina da parte degli stati europei contro l’invasore russo, il governo russo ha già espresso l’intenzione di ridurre l’esportazione di gas.

Per questo motivo nelle scorse settimane il nostro Ministro degli Esteri Luigi di Maio è andato in Algeria e ha incontrato a Roma il Ministro per l’energia dell’Azerbaijan.

Attualmente l’Italia dipende molto dall’importazione del gas russo e una maggior diversificazione dai Paesi di provenienza può far si che la situazione attuale, ovvero il rischio di vedersi ridotta l’importazione, non comporti effetti eccessivamente gravosi sul sistema Italia. La probabile riduzione dei rubinetti russi non è risolvibile immediatamente, tanto che bisogna prendere in considerazione l’utilizzo di fonti energetiche ormai quasi del tutto dismesse, come il carbone.

Il probabile ritorno all’uso delle fonti fossili

Crisi energetica
Il presidente Draghi nel corso dell’informativa sull’energia. Fonte

Alcune settimane fa il presidente Draghi, a riguardo della crisi energetica in corso, ha annunciato durante l’informativa alla Camera immediatamente successiva all’inizio del conflitto ucraino:
«Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato(di gas)». Inoltre si è detto «Pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario», sottolineando «necessario». Visto il recente intervento atto a calmierare i prezzi, evidentemente lo era.

Draghi ha affermato: «Le sanzioni che abbiamo approvato, e quelle che potremmo approvare in futuro, ci impongono di considerare con grande attenzione l’impatto sull’economia italiana. Le vicende di questi giorni dimostrano l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni. Dobbiamo procedere spediti sul fronte della diversificazione, per superare quanto prima la nostra vulnerabilità ed evitare il rischio di crisi future».

Di Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Ha frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico ITS-RED Academy Attualmente lavora come Geometra, esperto in rilievi topografici compiuti con droni e laser scanner.

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