Per la maggior parte del mondo finanziario non c’è dubbio che le criptovalute soppianteranno quelle tradizionali, o nel peggiore dei casi consolideranno la posizione egemone nell’economia digitale, acquisendo altresì maggiore importanza in quella reale. Esse, inoltre, sono una delle architravi della rivoluzione silenziosa che sta attraversando Internet e che, al netto delle resistenze istituzionali e degli incidenti di percorso dovuti a chi approfitta del sistema per fini criminosi, ristrutturerà anche il mondo della finanza. Tuttavia, chi si occupa di trading, investimenti, servizi digitali, NFT, oppure monitora questi mercati per semplice curiosità, si trova a utilizzare un gergo allegorico e ben poco high tech. Scopriamo insieme alcuni termini tra i più curiosi.

Minatori e candele

Agli albori del Terzo Millennio, i catastrofisti profetizzavano che la razza umana avrebbe vissuto una profonda crisi che l’avrebbe presto riportata nelle caverne. Il collasso socio-economico è parzialmente avvenuto nel 2008, l’anno precedente alla nascita di Bitcoin, che ha metaforicamente avverato il secondo punto. Infatti, per generare la criptovaluta è necessario un lungo e dispendioso processo di analisi, individuazione e isolamento di determinate sezioni di codice riconosciute come preziose. Tale procedura è simile all’estrazione dei minerali dalle vene che attraversano gli scavi minerari, da cui deriva appunto il termine mining, alla base della corsa all’oro del XXI secolo.

Una volta ottenuti, i preziosi quattrini digitali vengono poi immessi nel circuito degli scambi, sui quali assumono un valore in base alle dinamiche di domanda e offerta della finanza tradizionale, nonché ad alcuni fattori peculiari quali la disponibilità totale di moneta, la sua reputazione, quella di eventuali progetti o prodotti a essa associati e l’azione di speculatori e investitori.

Tutto questo genera un prezzo variabile, il cui andamento viene tracciato da quei celeberrimi grafici a barre verdi e rosse, che i trader o sedicenti tali monitorano costantemente per elaborare strategie e che a un primo sguardo lasciano confusi. La sensazione raddoppia nel momento in cui l’analista li descrive parlando di candlesticks (candele). Il collegamento alla base di questo termine non è tra i più curiosi, in realtà, in quanto le candele non sono altro che le barre che simboleggiano il cambio di valore della criptovaluta in un dato intervallo di tempo, solitamente una, due, quattro o dodici ore. Candela rossa significa perdita, candela verde guadagno.

Tra i più curiosi
Esempio di grafico a candele. Foto di olieman.eth su Unsplash

Chi accende le candele?

Le balene, che domande!

Anche il più grande dei cetacei fa parte del lessico associato alle cripto, e indica in senso figurato gli investitori che possiedono grandi capitali. La loro immissione è in grado di provocare profonde fluttuazioni del prezzo delle valute in brevissimo tempo.

La dinamica della loro azione lucrosa è piuttosto semplice: acquistano grandi quantità di una certa criptovaluta in poche operazioni ravvicinate e innescano così un repentino aumento di valore e d’interesse, il quale porta a un’ulteriore rivalutazione. Una volta realizzato il guadagno che si erano prefissati, vendono tutto in una volta e passano alla speculazione successiva, con conseguente un crollo verticale del prezzo della moneta appena abbandonata.

Sebbene il termine sia tra i più curiosi, è incredibilmente appropriato. Come in natura, le whales filtrano costantemente l’oceano dei mercati digitali alla ricerca del corrispettivo del plancton e ingollano anche tutto il resto, piccoli pesci compresi. A quest’ultima categoria apparteniamo io, la maggior parte degli investitori e anche di voi lettori, ma la buona notizia è che non siamo per forza condannati a una brusca caduta ogni volta che i nostri asset incontrano una balena.

Voli, tuffi e strategie protettive

Se siamo in grado di farci sparare in aria dal sifone sopra la sua testa al momento giusto, ovvero quello di massimo guadagno, l’aria compressa può sbalzarci fin sulla luna. To the moon è lo slogan più pronunciato nell’ambiente cripto, e si riferisce alle impennate istantanee di prezzo che comportano gli aumenti di valore dai tassi irrealistici per le orecchie di chi non conosce queste dinamiche. Il suo contrario è dip, immersione, a cui è destinato il costo della moneta spolpata dalla whale e il piccolo investitore non abbastanza svelto a uscire dal ciclo speculativo.

Buy the dip è il secondo detto più famoso, e indica la strategia contro intuitiva, ma generalmente efficace, di puntare all’acquisto durante i momenti di grande ribasso, prendendo d’anticipo l’innesco della successiva manovra di speculazione. Direttamente collegata ai cali di valore è l’espressione HODL, termine nato da una battitura errata di hold, ossia mantenere, che è diventata acronimo di Hold on for dear life (tieni duro per restare in vita). Essa è attribuibile sia a una strategia d’investimento che diminuisce i rischi puntando alla crescita organica sul lungo periodo, sia alla capacità di resistere alla tentazione istintiva di vendere nel corso di un calo repentino per salvare il salvabile.

Tra i più curiosi
Cosa auspica chi esclama: «To the moon!». Fonte

La corazza del riccio

Per coprire con efficacia i propri investimenti in caso di tempi difficili bisogna agire come un porcospino, ovvero rendersi conto della propria vulnerabilità e sapersi barricare in caso di necessità. Il paragone, tra i più curiosi anche per gli esperti in quanto coniato da me, non è casuale, perché le azioni di protezione del capitale vengono comunemente chiamate hedging, termine che compone anche il termine hedgehog, ossia riccio.

Una corazza ha bisogno di molti aculei per essere efficace, dunque la tecnica principale di hedging è la sempreverde diversificazione degli investimenti. Per scegliere quelli più sicuri e promettenti, è vitale acquisire informazioni sull’ambiente, ovvero la solidità dei progetti associati alla singola criptovaluta, lo storico, i dati e le proiezioni riguardo la sua capitalizzazione. A ruota, segue inserirsi nell’ecosistema, ovvero unirsi e frequentare le community d’investitori, le quali se sanno agire di concerto e consigliarsi a vicenda acquisiscono il vero potere decisionale sulla sorte dei mercati, a prescindere dalle whales.

Se le tecniche di hedging sono i nostri aculei, gli investitori a lungo termine sono quelli delle singole criptovalute, che sono infatti definite community driven (guidate dalla community). Termine questo tra i più curiosi non tanto dal punto di vista lessicale, bensì per il meccanismo che definisce, diametralmente opposto a quello delle monete tradizionali, emesse e controllate da un organo centrale.

Tra i più curiosi
I principali canali di aggregazione delle community cripto

Strategia e prudenza, sempre

Per gli speculatori è facile effettuare le loro manovre pump and dump (spara in aria e lascia cadere) e minare così la fiducia nelle potenzialità della moneta. Tuttavia, proprio come la pelle acuminata del riccio, un gruppo di piccoli e medi investitori convinti della bontà del progetto può proteggerlo sia rendendo meno appetibile un’aggressione sia attutendo gli effetti dei tonfi e delle condizioni climatiche avverse.

Vista la forza propulsiva di un approccio agli scambi che estromette le intermediazioni istituzionali, se si è capaci di restare integri abbastanza a lungo e di posizionarsi correttamente, la corrente in grado di trascinarci to the moon prima o poi s’imbrocca.


Nota a margine: l’articolo ha uno scopo puramente informativo e non intende esortare nessuno a impegnare i propri risparmi in questo complesso substrato economico senza cognizione di causa, specialmente in merito agli alti rischi che comporta. La prospettiva dell’autore è quella di un piccolo investitore che sta man mano raccogliendo informazioni e conoscenze atte a costruire una propria strategia, opinabile e imperfetta. Non sono e non diventerò nel prossimo futuro un promotore finanziario, dunque questi non vanno presi come consigli o inviti all’investimento. Consiglio caldamente a chi è incuriosito dalle criptovalute di rivolgersi a un professionista e/o di studiarne a fondo le meccaniche prima di rischiare il proprio denaro.

Foto di copertina: Alesia Kozik da Pexels

Di Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, scrivere e leggere romanzi, consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e criptovalute. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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