Fino a circa cinque anni fa, la Voce che Stecca ha avuto modo di recensire alcuni libri. Nel portare avanti questa attività ha spaziato tra pubblicazioni di grandi nomi, tra cui Andrea Camilleri, e opere non inserite nel circuito della grande editoria, consentendo ai loro autori di farsi conoscere anche grazie alla realizzazione di alcune interviste.

Nonostante tale pratica si sia un po’ persa nel corso del tempo, in redazione la consapevolezza che i libri sono vitali, ancor di più in un’epoca caratterizzata dall’impoverimento del linguaggio e dell’elasticità di pensiero come la nostra, è sempre stata presente, e si è acuita dopo la nomina a direttore di Marco Ferreri.

Dunque, perché non unire le due pratiche, aggiungendo alla diffusione di validi romanzi underground il pepe dello scambio di vedute tra addetti ai lavori? Nasce così la rubrica Storie in Rete, o meglio, approda su La Voce che Stecca dopo una gestazione a conduzione privata da parte del Progetto BTM.

Terminati i preamboli, è ora di presentare La vita oltre il plexiglass, un romanzo distopico di fantascienza, firmato Dave Given.

«Spero che quello che scrivo possa arrivare ai vostri cuori o quanto meno intrattenervi per una lettura sul gabinetto. In ogni caso welcome here.»

Dave Given

Trama

Napoli, 2034. La pandemia inaugurata da COVID 19 continua a imperversare nel mondo intero, generando vettori virali sempre più dannosi e infettivi, che hanno spinto la società umana all’isolamento permanente. Dalla loro villa, permeata di domotica e comfort ma emotivamente fredda, la narrazione si apre sulla crisi di coppia che dopo anni di convivenza ha colpito i due protagonisti, ovvero Gaia, una biotecnologa che dopo la laurea ha preferito darsi all’arte, e Matteo, un professore ipersensibile, dimesso e agorafobico, figlio del mentore universitario di lei.

I primi capitoli di La vita oltre il plexiglass si concentrano sulla coscienza di Gaia, la quale si sente asfissiata sia dalla situazione globale sia dai limiti del compagno. Risulta notevolmente concepito ed espresso il suo elastico psicologico tra sgradevoli impulsi verso la ribellione e la scorrettezza e sensi di colpa, che ha l’effetto di alimentare le insicurezze e le chiusure di Matteo e, di conseguenza, la loro crescente distanza emotiva. Senza tralasciare i rimandi alla desolazione ambientale e alle derive distopiche dell’ordine sociale, la vicenda riesce appieno a creare un’atmosfera intimista, di concerto con una particolareggiata ed estremamente coerente anatomia delle fasi di allontanamento.

Terminata la sezione iniziale, che funge da cappello introduttivo per i personaggi secondari maggiori come Andrea, amante di Gaia implicato tra diplomazia e servizi segreti, oppure l’agente di polizia Phil Gardner, la dipartita del vecchio professore padre di Matteo comporta la possibilità di rinvenire alcuni studi che aveva secretato, che potrebbero contenere il segreto per sconfiggere il virus. In virtù di ciò, la trama prenderà una svolta da thriller, allargando esponenzialmente il raggio d’azione dei personaggi e le loro interazioni reciproche.

La vita oltre il plexiglass
Rappresentazione dell’effetto dell’agorafobia, disturbo di cui soffre Matteo. Fonte

Struttura narrativa e caratterizzazione dei personaggi

Sebbene l’espediente narrativo della quarantena forzata, specialmente se reso permanente grazie alla fantascienza, non brilli per originalità di questi tempi, La vita oltre il plexiglass centra in pieno l’obiettivo di far immedesimare il lettore nella realtà dei protagonisti, grazie all’accuratezza dell’introspezione, all’uso sapiente di citazioni musicali o di costume e anche a qualche cliché, inserito al momento giusto e senza abusi. Tuttavia, la seconda parte presenta delle debolezze strutturali più evidenti. A ben vedere, sarebbe più plausibile lo scenario di lockdown permanente sorvegliato dai robot poliziotto rispetto alla serie di coincidenze con cui la squadra dei protagonisti si amalgama ed entra in contatto, mentre nelle battute finali alcune soluzioni narrative suonano davvero scolastiche.

Gaia e Matteo sono personaggi rotondi, ben scritti, che operano un’evoluzione psicologica coerente nei modi e nei tempi, cosa che purtroppo non si può dire della maggior parte dei secondari, i quali troppo spesso seguono un criterio d’inserimento meramente legato alla progressione della storia. Intendiamoci, i personaggi minori di La vita oltre il plexiglass funzionano, ma al di là del loro ruolo di deus ex machina hanno davvero poco da dire.

L’esempio mastro in questo senso è la fugace apparizione della madre di Gaia, con la sua conversione finale da cavaliere medievale e la sua repentina capacità di arrivare al cuore della figlia, sviluppata non si bene come e quando dopo decenni di distanze e incomprensioni. Insomma, nel suo caso il desiderio viene presentato come acquisizione automatica, senza ostacoli e senza focus sul percorso che ha unito i due elementi dentro di lei, il che spezza la sublimazione dell’interiorità portata avanti fino a quel momento.

Robot poliziotto. Fonte

Ambientazione, ritmica e valutazione globale

Al di là del già citato problema, tutto sommato minore e ignorabile con sospensione dell’incredulità, dell’allargamento repentino dell’impatto della vicenda dal quartiere dei protagonisti al mondo intero, l’ambientazione ricopre al meglio il proprio ruolo di personaggio silenzioso, mai invadente e sempre coerente con l’azione e con i pensieri degli attori. Gli ambienti sono concepiti e descritti con la giusta dovizia di particolari, ma senza la ridondanza barocca che li avrebbe resi fuori contesto.

Un elemento che riscatta la seconda parte dai difetti strutturali è invece la ritmica della narrazione, che non è mai compassata, ma che dopo la metà dell’opera ingrana tutta un’altra marcia in termini di azione e di sequenza delle scene. Queste ultime, nonostante prese singolarmente siano talvolta scontate, risultano nel complesso piacevoli, coerenti e appaganti.

La vita oltre il plexiglass
Napoli deserta durante il lockdown, scenario presentato nel libro. Fonte

Nel complesso, La vita oltre il plexiglass costituisce una lettura molto piacevole, che nella prima parte tocca importanti vette d’introspezione e nella seconda mostra il fianco a qualche piccolo scricchiolio strutturale, pur riuscendo a scorrere senza intoppi logici fino alla fine. Entrambe le considerazioni, nel bene e nel male, sono riconducibili al fatto che l’autore è in prima istanza un poeta, e che a livello di prosa si cimenta principalmente in racconti brevi. Anche in virtù di ciò, si tratta di un ottimo primo romanzo, che si spera venga presto seguito da altri.

Se l’opera ha suscitato la vostra curiosità, è acquistabile a questo link ed è gratuita per gli abbonati Kindle Unlimited.

La Voce che Stecca sarà felice di ospitare Dave Given sui propri canali per un’intervista-confronto con il direttore Marco Ferreri nel prossimo futuro, la cui data verrà annunciata a breve. Nel frattempo, buona lettura a tutti!

Di Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, scrivere e leggere romanzi, consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e criptovalute. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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