Legare il sesso alla morale è un grosso problema dell’Occidente moderno. Significa relegare la sessualità all’interno di quell’insieme di norme – scritte o non scritte – che distinguono il «giusto» dallo «sbagliato» a livello sociale. La morale non sempre corrisponde alla legge: talvolta è più restrittiva, mentre altre volte si pone in netta antitesi al potere giuridico. E la morale, per sua natura, è mutevole, racchiudendo in sé un corpus di valori che cambiano nel tempo e nello spazio.

Un’estensione del potere

Che cosa c’entrano il sesso e la sessualità con la morale? In apparenza niente: dal punto di vista prettamente razionale, al di là del tema fondamentale del consenso e di quello della sicurezza di tutte le parti in causa, non c’è nulla di «giusto» o di «sbagliato» in una pratica sessuale. Come del resto non c’è nulla di «morale» nell’espressione pubblica della propria sessualità.

Il problema è che la morale è uno strumento. La regolamentazione dell’espressione della sessualità non è altro che l’intrusione del potere nella vita privata degli individui. Non potendo essere onnipresente, il potere delega alla morale il controllo della sfera intima delle persone. Devono essere loro stesse a limitarsi, nel nome di una morale collettiva che, soprattutto in certi periodi, ha assunto le sembianze di diktat religiosi. L’esempio più lampante di tutto questo è il senso di colpa che nei secoli ha circondato l’atto della masturbazione, addirittura indirettamente vietato dai Dieci Comandamenti (Non commettere atti impuri).

La morale oggi

Se i diktat religiosi, perlomeno in Europa, hanno fatto il loro tempo, la morale applicata alla sessualità continua a rimanere. Non è giusto (soprattutto per una donna) avere più partner, non è giusto apprezzare certe pratiche sessuali, non è giusto mostrarsi nudi online, e così via. Si confonde il «giusto» morale e ontologico con il socialmente accettabile.

Il potere ha cambiato le sue sembianze. Dalla fusione tra potere politico e potere morale siamo passati a quella tra potere sociale e potere morale. E questo è ancor più irrazionale, perché imporrebbe agli individui di adeguarsi alla «morale» che viene dettata da un’entità astratta come la società, la quale è per sua definizione composta dagli stessi individui che intende assoggettare. Una forma indiretta di autocensura, che però ha ancora i suoi effetti.

Le perversioni come evasione dalla morale

Qualunque deviazione dalla «norma» sociale in ambito sessuale viene etichettata come «perversione». Se andiamo a cercare questo termine sulla Treccani, tutto diventa molto più chiaro e concreto: la perversione è «deviazione, allontanamento dalle norme morali e sociali riconosciute e condivise» e, per estensione, «qualsiasi modificazione in senso ritenuto deteriore, patologico, di un processo psichico, di un sentimento o comportamento, di una tendenza istintiva».

La «deviazione» dalle norme morali diventa immediatamente qualcosa di «deteriore» o di «patologico». Qui tutta la violenza della morale diventa evidente. Distinguere tra «giusto» e «sbagliato» all’interno di un campo tanto fluido quanto sconfinato come la sessualità umana significa inevitabilmente discriminare chi si allontana dalla «norma», che è il diktat imposto dalla società.

Comunemente definiamo «perversioni» le pratiche sessuali che non riusciamo a comprendere e questo atteggiamento egocentrico ci porta a sminuire con violenza tutto ciò che è diverso da noi. Viene considerato «perverso» chi evade dalla morale, chi devia dalla strada maestra, che è quella del sesso come pratica uguale per tutti.

Noi occidentali continuiamo a professarci «migliori» degli altri (come se fosse una gara) solo perché i «perversi» non li bruciamo sul rogo. Ma questo significa che abbiamo uno Stato meno repressivo e meno violento di altri, non significa che viviamo in una società più libera. Persone che praticano sadomasochismo, lavoratori del sesso, persone non eterosessuali, donne che non si «accasano» e che cambiano spesso partner, questi sono solo alcuni esempi di categorie che non vengono accettate dalla «morale». E se è vero che la società è fatta dagli individui, allora alla fine viene fuori che il problema siamo noi.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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