In una delle tante mie «vite passate» mi sono laureato con una tesi in Storia Contemporanea. Scriverla è stata un’esperienza incredibile e, durante la stesura, mi sono imbattuto ovviamente in tanti documenti su cui basare la mia ricerca. Di ogni documento lo storico deve capirne valore e attendibilità: alcuni sono inutili per il nostro lavoro e altri, come per esempio la celebre Donazione di Costantino, sono dei falsi. Negli ultimi anni, da fotografo e da giornalista, mi sono occupato molto di sessualità, perché sesso e pornografia raccontano moltissimo della nostra contemporaneità.

Il paradosso è che la documentazione su questi temi – che ci descrivono particolarmente bene – è sempre «nascosta», quando esiste. Questo perché, naturalmente, il sesso è un argomento tabù, che interessa a tutti ma su cui non può esserci un vero dibattito pubblico. Tutti lo fanno, nessuno lo dice, come insegna la stantia morale cattolica.

Alcune trattazioni significative

Negli ultimi decenni sono stati pubblicati (finalmente) dei saggi che parlano di sesso con metodo e serietà. Giusto per fare qualche esempio, i volumi della «Storia della sessualità» di Michel Foucault, oppure – più recentemente – «Il porno di massa e Hard core: istruzioni per l’uso» dello storico Pietro Adamo. Se ci pensate, il sesso e la pornografia raccontano e rappresentano la realtà antropologica di un certo momento storico nel modo più autentico possibile: è nel proprio privato che l’individuo si spoglia di tutti i freni imposti dalla società in cui vive e riesce a seguire i propri gusti, senza filtrarli attraverso i dettami della morale. Parallelamente, poi, c’è anche la parte «pubblica»: i gusti si scontrano con i dogmi sociali e la pornografia diventa esibizione di ciò che il potere vorrebbe che rimanesse nascosto. La violenza e le modalità di questo scontro sono lo specchio del momento storico in cui tale scontro avviene.

Il sesso e la pornografia mettono nero su bianco le fantasie, le paure, i desideri, le relazioni umane in una certa epoca storica. Vi faccio un esempio, così da rendere più concreto questo discorso: ogni anno PornHub, la più grande piattaforma di porno online, pubblica una classifica delle categorie più cercate. Nel 2019 nel nostro Paese si sono cercati soprattutto video italiani, video amatoriali, video con donne mature e video di sesso anale. Statistiche che magari vengono trattate con superficialità, ma che dicono molto dei gusti sessuali degli italiani, perlomeno quando si tratta di dare libero sfogo alle proprie fantasie, che è la parte che ci interessa visto che tutti gli elementi relazionali «pubblici» sono già presi in esame da chi si occupa di statistiche.

Il dibattito sulla condizione dei sex worker

Narrare poi l’esperienza di persone che decidono d’intraprendere una carriera da sex worker su piattaforme come OnlyFans è un altro modo di spiegare la realtà in cui viviamo. Si tratta di ragazzi e (più comunemente) ragazze che diventano imprenditori di se stessi, organizzando il proprio lavoro in proprio e magari evitando di essere sfruttati in un posto di lavoro tradizionale.

Inoltre, quando si parla di porno e di sex work, si ha l’occasione di alimentare un dibattito etico di ampio spettro e profondamente attuale: da una parte chi, come il sottoscritto, associa tale attività a un lavoro a tutti gli effetti, segno di espressione autentica di sé e di autodeterminazione dell’individuo, dall’altra chi, tra cui frange anche piuttosto nutrite di militanti femministe, parla invece di sfruttamento e di lavoro degradante. Anche se non è questa la sede adatta per approfondire l’argomento, dover prendere atto dell’esistenza di questa realtà e degli scontri ideologici e politici che implica è un ulteriore segnale del fatto che sesso e pornografia raccontano e rappresentano efficacemente la realtà in cui viviamo.

Dunque, per quale motivo uno storico del 2300 dovrebbe trovare più interessante il dibattito sull’elezione del presidente della Repubblica nel 2022 piuttosto che la diatriba sulla dignità del sex work? In entrambi i casi si tratta di confronti dialettici peculiari della nostra epoca storica, egualmente aderenti alla realtà contemporanea.

Dovremmo mettere la parola fine a questa sessuofobia che continua, seppur meno che nel recente passato, a influenzare la nostra vita e le nostre scelte. Il sesso e la pornografia, da qualunque punto di vista li si guardi, raccontano e fotografano il momento storico che ci appartiene. Far finta che non esistano, oppure osteggiare un discorso serio sul tema, significa privarci della possibilità di capire chi siamo fuori dalle costrizioni sociali. Significa privarci della possibilità di capire chi siamo davvero.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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